"Ràdeche" significa "radici", nel nostro dialetto."Ràdeche" è anche il nome di una mia rubrichetta che ha avuto inizio ieri l’altro nel notiziario online Via Libera Macerata, dove mi occuperò di tradizioni e storie della gente della marca centrale.Qui c’è la puntata di presentazione.Nel frattempo, continua per la sua allegra strada “Il principe dei Saltarelli 2.0”, il ciclo di incontri sul saltarello marchigiano al modo di Petriolo di Macerata (qui, qui e qui ci sono le foto degli ultimi tre incontri):Ci vediamo mercoledì 16 aprile, sempre in teatro, a Petriolo MC.Ingresso libero.
[cnat - orastrana.it]

"Ràdeche" significa "radici", nel nostro dialetto.
"Ràdeche" è anche il nome di una mia rubrichetta che ha avuto inizio ieri l’altro nel notiziario online Via Libera Macerata, dove mi occuperò di tradizioni e storie della gente della marca centrale.
Qui c’è la puntata di presentazione.
Nel frattempo, continua per la sua allegra strada “Il principe dei Saltarelli 2.0”, il ciclo di incontri sul saltarello marchigiano al modo di Petriolo di Macerata (qui, qui e qui ci sono le foto degli ultimi tre incontri):
Ci vediamo mercoledì 16 aprile, sempre in teatro, a Petriolo MC.
Ingresso libero.

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C’è chi ride dei giapponesi che fanno blues e poi trova normali gli italiani che suonano musica irlandese.
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Oggi un autobus guasto ha bloccato la Statale per più di un’ora. Sul davanti portava scritta la sua destinazione: Fermo.
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La scrittrice Caterina Pigorini-Beri (1845 – 1924), parmense ma marchigiana d’adozione, scrisse che conoscere la tradizione popolare equivale a “indagare da dove si viene per cercar d’indovinare dove si va”.È con questo spirito che a Petriolo di Macerata lo storico gruppo delle tradizioni popolari maceratesi Pitrió’ mmia, l’associazione l’Orastrana e la Pro Loco Petriolo torniamo a proporre “Il principe dei saltarelli”, il ciclo di incontri sul saltarello marchigiano al modo del nostro paese che già lo scorso anno ha gioiosamente affollato il Teatro Comunale.
“Il principe dei saltarelli” è un modo per incontrarsi e riscoprire con gioia la nostra identità, le nostre tradizioni popolari e con esse il nostro territorio che non è solo il suolo che calpestiamo ma, anche e soprattutto, la complessa, antica cultura popolare alla quale tutti noi apparteniamo.
Riscoprire le radici, scrivevamo a Petriolo lo scorso anno, “non significa tornare ad aggrapparsi a inutili campanilismi di vecchio stampo ma vuol dire prendere coscienza di essere comunità all’interno di una comunità, agire localmente e pensare globalmente”.Lo sapeva anche la Pigorini-Beri, che già nel 1889 presagiva la glocalizzazione affermando che mantenere le radici equivale a “scendere a scrutare quella sapienza d’istinto che è la forza dei popoli; di studiarne le espressioni del carattere per cavarne quell’idea, che deve salvarci e rianimare il culto nazionale” prima che la civiltà “livellatrice” faccia con noi“come la falce che uguaglia tutte le erbe del prato”.A Petriolo crediamo di averlo capito bene e così abbiamo deciso che, se da qualche parte bisognava partire, non c’era cosa migliore che farlo dal saltarello, che qui sopravvive ancora incontaminato come un secolo fa.Quel saltarello che, scrivevano lo scorso anno, “è l’espressione genuina della antica tradizione della Marca centrale, è quello che siamo stati, quello che siamo tuttora, le nostre radici. E le radici vanno curate con amore, perché senza radici la pianta cade. Poi un giorno non lontano, davanti a quell’albero morto, qualcuno verrà da fuori a insegnarci la sua versione della nostra cultura popolare o, peggio, a proporcene una totalmente inventata, e noi non sapremo riconoscere il vero dal falso”.
Il ciclo di incontri è dedicato con amore al petriolese Giovanni Ginobili (24 gennaio 1892 – 17 ottobre 1973), poeta vernacolare e padre nobile dell’etnomusicologia moderna nelle Marche, che per gran parte della sua vita pure sentì l’urgenza interiore delle radici e tantissimo fece per la ricerca e la conservazione della cultura della nostra terra.
Il primo appuntamento, per le iscrizioni e per conoscersi, è fissato per la sera dimercoledì 26 marzo 2013, alle ore 21.30, presso il Teatro Comunale di Petriolo MC (mappa).La partecipazione è gratuita.Per ulteriori informazioni e aggiornamenti vi invitiamo a cliccare “Mi piace” sulla pagina Facebook dedicata al saltarello di Petriolo.

La scrittrice Caterina Pigorini-Beri (1845 – 1924), parmense ma marchigiana d’adozione, scrisse che conoscere la tradizione popolare equivale a “indagare da dove si viene per cercar d’indovinare dove si va”.
È con questo spirito che a Petriolo di Macerata lo storico gruppo delle tradizioni popolari maceratesi Pitrió’ mmia, l’associazione l’Orastrana e la Pro Loco Petriolo torniamo a proporre “Il principe dei saltarelli”, il ciclo di incontri sul saltarello marchigiano al modo del nostro paese che già lo scorso anno ha gioiosamente affollato il Teatro Comunale.

“Il principe dei saltarelli” è un modo per incontrarsi e riscoprire con gioia la nostra identità, le nostre tradizioni popolari e con esse il nostro territorio che non è solo il suolo che calpestiamo ma, anche e soprattutto, la complessa, antica cultura popolare alla quale tutti noi apparteniamo.

Riscoprire le radici, scrivevamo a Petriolo lo scorso anno“non significa tornare ad aggrapparsi a inutili campanilismi di vecchio stampo ma vuol dire prendere coscienza di essere comunità all’interno di una comunità, agire localmente e pensare globalmente”.
Lo sapeva anche la Pigorini-Beri, che già nel 1889 presagiva la glocalizzazione affermando che mantenere le radici equivale a “scendere a scrutare quella sapienza d’istinto che è la forza dei popoli; di studiarne le espressioni del carattere per cavarne quell’idea, che deve salvarci e rianimare il culto nazionale” prima che la civiltà “livellatrice” faccia con noi“come la falce che uguaglia tutte le erbe del prato”.
A Petriolo crediamo di averlo capito bene e così abbiamo deciso che, se da qualche parte bisognava partire, non c’era cosa migliore che farlo dal saltarello, che qui sopravvive ancora incontaminato come un secolo fa.
Quel saltarello che, scrivevano lo scorso anno“è l’espressione genuina della antica tradizione della Marca centrale, è quello che siamo stati, quello che siamo tuttora, le nostre radici. E le radici vanno curate con amore, perché senza radici la pianta cade. Poi un giorno non lontano, davanti a quell’albero morto, qualcuno verrà da fuori a insegnarci la sua versione della nostra cultura popolare o, peggio, a proporcene una totalmente inventata, e noi non sapremo riconoscere il vero dal falso”.

Il ciclo di incontri è dedicato con amore al petriolese Giovanni Ginobili (24 gennaio 1892 – 17 ottobre 1973), poeta vernacolare e padre nobile dell’etnomusicologia moderna nelle Marche, che per gran parte della sua vita pure sentì l’urgenza interiore delle radici e tantissimo fece per la ricerca e la conservazione della cultura della nostra terra.

Il primo appuntamento, per le iscrizioni e per conoscersi, è fissato per la sera dimercoledì 26 marzo 2013, alle ore 21.30, presso il Teatro Comunale di Petriolo MC (mappa).
La partecipazione è gratuita.
Per ulteriori informazioni e aggiornamenti vi invitiamo a cliccare “Mi piace” sulla pagina Facebook dedicata al saltarello di Petriolo.

Zumba: escono dalle fottute pareti
zumba, zumba everywhere (via ze-violet)

L’Orastrana dal vivo alla storica cantina di Arsì’ a Petriolo, l’ultima cantina della provincia di Macerata, girato da Daniele Graziani (ne parlavamo l’altro ieri).
Con Carlo Natali (voce), Mauro Rocchi (basso elettrico), Claudio Rocchi (chitarra), Daniele Graziani (batteria) e un sacco di meravigliosi amici.

[orastrana.it]

Le tre leggi fondamentali della “Percezione del Progresso”:
1 - Tutto quello che si trova nel mondo alla tua nascita è dato per scontato.
2 - Tutto quello che viene inventato tra la tua nascita e i tuoi trent’anni è incredibilmente eccitante e creativo e se hai fortuna puoi costruirci sopra la tua carriera.
3 - Tutto quello che viene inventato dopo i tuoi trent’anni è un’offesa all’ordine naturale delle cose, è l’inizio della fine della civiltà e solo dopo essere stato in circolazione per almeno dieci anni torna a essere abbastanza normale.
(Douglas Adams)
E poi c’è chi ascolta solo musica “alternativa” e la sa distinguere da quella “commerciale”, che è pubblicata dalle medesime major.
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Facebook (n. p.): luogo virtuale dove “Italiani” si scrive tutto in maiuscolo.
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