Questo è un live dell’Orastrana di qualche tempo fa, contenente la “Favola dell’omino del ministero” di Carlo Natali.
Per una esperienza oltre i limiti del surreale, il nostro fratello Thomas Graber consiglia di avere cura d’attivare preventivamente i sottotitoli automatici.

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Petriolo (MC) visto da Poggio Santa Lucia (Mogliano, MC) e tramonto sui Monti Sibillini - Foto: Carlo Natali (2014)

Petriolo (MC) visto da Poggio Santa Lucia (Mogliano, MC) e tramonto sui Monti Sibillini - Foto: Carlo Natali (2014)

I wanted to … make [Rorschach] as like, ‘this is what Batman would be in the real world’. But I have forgotten that actually to a lot of comic fans, ‘smelling’, ‘not having a girlfriend’, these are actually kind of heroic! So Rorschach became the most popular character in Watchmen. I made him to be a bad example. But I have people come up to me in the street and saying: ‘I AM Rorschach. That is MY story’. And I’d be thinking: ‘Yeah, great. Could you just, like, keep away from me, never come anywhere near me again as long as I live?’
Alan Moore (via class-snuggle)
Filename: 6257_2007-07-01_santagnulittu - Foto by Carlo Natali
Sant’Angelo di Tolentino (MC)

Filename: 6257_2007-07-01_santagnulittu - Foto by Carlo Natali

Sant’Angelo di Tolentino (MC)

Chi si concede interamente ai propri simili appare loro essere un uomo inutile ed egoista; ma chi si concede loro solo in parte, è considerato un benefattore ed un filantropo.
Henry David Thoreau (1817–1862) in Disobbedienza Civile (1849), traduzione di Laura Barberi
Cotesto Venanzo Bevilacqua, membro dell’Accademia dei Filergiti di Forlì con il nome de l’Inetto (gli accademici, in quei tempi, adoravano usare un nome d’arte all’interno delle loro cerchie), lascio agli interessati di scoprire se sia lo stesso Padre Venanzo Bevilacqua della Congregazione dell’Oratorio di Fermo, famoso nel suo ambiente per aver scritto nel 1684 l’unica biografia di Lavinia Sernardi di Grottammare, Serva di Dio (Servo di Dio, leggo su Wikipedia, è un titolo che la Chiesa assegna dopo la morte a persone distintesi per virtù etc. e per le quali è stato avviato il processo canonico di beatificazione).Quello che ci interessa è che scrisse e pubblicò nel 1680 quest’opera scenica intitolata “Le cifre”, da rappresentarsi nella città di San Ginesio (Macerata) nel carnevale dello stesso anno, suppongo in quell’anfiteatro ligneo coperto che, in piazza fin dal 1547, fu l’antenato dell’attuale Teatro Leopardi e a cui spetta il  primato di essere il primo teatro stabile marchigiano.Non ho il coraggio né il tempo di leggerla, ma a naso dev’essere una di quelle cose noiosissime per nobili in vena d’arte che s’annoiavano a vicenda senza avere il coraggio di dirselo.Poi magari mi sbaglio, ma lascio a voi decidere.
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Cotesto Venanzo Bevilacqua, membro dell’Accademia dei Filergiti di Forlì con il nome de l’Inetto (gli accademici, in quei tempi, adoravano usare un nome d’arte all’interno delle loro cerchie), lascio agli interessati di scoprire se sia lo stesso Padre Venanzo Bevilacqua della Congregazione dell’Oratorio di Fermo, famoso nel suo ambiente per aver scritto nel 1684 l’unica biografia di Lavinia Sernardi di Grottammare, Serva di Dio (Servo di Dio, leggo su Wikipedia, è un titolo che la Chiesa assegna dopo la morte a persone distintesi per virtù etc. e per le quali è stato avviato il processo canonico di beatificazione).
Quello che ci interessa è che scrisse e pubblicò nel 1680 quest’opera scenica intitolata Le cifre, da rappresentarsi nella città di San Ginesio (Macerata) nel carnevale dello stesso anno, suppongo in quell’anfiteatro ligneo coperto che, in piazza fin dal 1547, fu l’antenato dell’attuale Teatro Leopardi e a cui spetta il  primato di essere il primo teatro stabile marchigiano.
Non ho il coraggio né il tempo di leggerla, ma a naso dev’essere una di quelle cose noiosissime per nobili in vena d’arte che s’annoiavano a vicenda senza avere il coraggio di dirselo.
Poi magari mi sbaglio, ma lascio a voi decidere.

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E adesso ridiamo su qualcosa di leggero.

kon-igi:

Io sono contro l’aborto.

No, sul serio, è un argomento così pesante per me da affrontare che ho la nausea tutte le volte che ne devo parlare.
Badate bene, non ho detto che sono pro life o che debba essere ritoccata la legge 194, ho detto semplicemente che sono contro l’aborto.

Nessuna donna dovrebbe avere la vita stravolta da un ”’errore”’ e a tutte/tutti può capitare uno sbaglio di calcolo o un momento di passione, ma l’adulto maturo ha tutti i mezzi e le possibilità di preventivare e prevenire questo tipo di errori e invece sta concretizzandosi in me la certezza (prima era solo un dubbio) che tutti gli ask che ricevo siano indicatori di una sessualità diffusa senza consapevolezza.

Voglio dire, è evidente che qua ci siano ragazze che non hanno idea COSA SIA L’OVULAZIONE e il periodo fertile, che credono che un ovulo per essere fertilizzato abbia bisogno di un gran numero di spermatozoi, che lo sperma esca solo durante l’eiaculazione o che gli spermatozoi muoiano in vagina 5 minuti dopo essere stati spalmati.

Voi state abortendo i vostri figli (meritati o meno), state negando la vita a future persone, quindi dopo il primo terribile incidente sul quale dovreste fare le vostre considerazioni da persone adulte (Sono stata stuprata —> NON È COLPA MIA / Mi ha tirato la figa —> non sono stata abbastanza adulta da tutelarmi) dovrebbe maturare dentro di voi una certa cautela preventiva a riguardo.
Se siete persone adulte e mature… se invece siete delle bambine dotate di utero siate consapevoli del vostro vuoto, pur sapendo che io sarò sempre uno di quelli che si batterà per il diritto di scelta e di autodeterminazione sul proprio corpo.
E vi darà delle teste di cazzo qualora sprechiate i vostri diritti in questa maniera ignobile.

Il livornese Pietro Fanfani (1815-1879), filologo, romanziere, editore di scritture antiche, famoso per le sue accesissime polemiche con l’Accademia della Crusca, nel 1870 compilò assieme a Costantino Arlia (1829-1915) il Lessico dell’infima e corrotta italianità, dove presentava un  lungo elenco di errori in cui ricorreva l’italiano di allora.
Un libro che, visto adesso, per certi versi sembra una specie di pronipote dell’Appendice di Probo (e suona ancor più strano sapere che viene da uno che polemizzò anche con Manzoni, contro l’idea che gli Italiani non avessero una lingua parlata unica), mentre per altri è un’ottima cartina di tornasole per scoprire i forestierismi che  giravano all’epoca -per lo più di origine francese- e che Fanfani attacca senza mezzi termini.
Insomma, l’italenglish non è un fenomeno isolato.
In Italia non s’è mai capito qual è il confine tra le parole introdotte per forza, durante la nostra lunga storia di paese invaso, e le parole di cui ci siamo innamorati e basta, solo per il gusto dell’esotismo.

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Mi piacerebbe un giorno, vicino all’arco d’ingresso principale di un qualche paese, avere una osteria e chiamarla “La porta grossa”.
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